CANEVA STORIA
Il territorio di Caneva risulta abitato fin dal neolitico, due o tre millenni prima di Cristo, da un popolo che viveva di caccia, pesca e allevamento (più tardi comparve l’agricoltura).

Pradego: panorama delle coltivazioni

Della successiva presenza celtica rimane forse il nome Stevenà, per via dell’antica uscita in acum (anno 1296: in Stevenaco), tipico dei prediali romani in territorio celtico.
I ritrovamenti permettono di ipotizzare l’esistenza di alcuni centri abitati in diverse località: sul Castellir, sul Faidel, nei pressi delle cave, lungo le strade che collegano Villa di Villa a Stevenà e i reperti archeologici ritrovati confermano la romanizzazione avvenuta nei primi secoli d. C. Del periodo alto medievale non si sa quasi nulla, salvo che il Cristianesimo si propagò non dalla lontana Concordia, ma dalla vicina Ceneda (oggi Vittorio Veneto) e che, grazie alla sua posizione, Caneva probabilmente non subì le brutali invasioni che distrussero altre comunità: le tombe longobarde rinvenute a Stevenà confermano l’arrivo di nuovi abitatori, ma non abbiamo segni di imposizioni forzate, saccheggi o distruzioni.
Il castello di Caneva, posto in posizione strategica al confine occidentale del Friuli, fu edificato in un’epoca imprecisata: i primi documenti in merito attestano che nel 1034 venne concesso dall’imperatore Corrado II al Patriarca di Aquileia, Popone. Nei secoli successivi, Caneva partecipò alle guerre feudali che impegnarono Friuli e Marca Trevigiana; saccheggi, uccisioni e devastazioni erano all’ordine del giorno per la popolazione (i più gravi nel 1177, 1220, 1335). Il castello aveva soggette le ville che oggi formano il territorio comunale; numerose però furono le dispute con Sacile per questioni di confini e di controllo delle fiere e dei mercati. Durante il periodo patriarcale (1077-1419), Caneva fu sede di una gastaldia soggetta direttamente al presule aquileiese; un rappresentante della comunità partecipava alle sedute del Parlamento della Patria del Friuli.
Nel 1419 Caneva passò sotto il controllo di Venezia, che nel 1429 unì la sua giurisdizione a quella di Sacile. Ma, su insistenza della comunità, dal 1449 Caneva ebbe di nuovo una sua amministrazione autonoma, nel pieno rispetto dello Statuto e delle leggi del Friuli. La gastaldia venne retta da un podestà scelto tra la nobiltà veneziana. Nei secoli di dominio della Serenissima, la vita trascorse tranquilla, a parte le scorrerie dei Turchi e le vicende della guerra contro la Lega di Cambrai (inizio XVI sec.); il castello, che aveva mantenuto efficiente la sua struttura fortificata per secoli, nel ‘600 cominciò a rovinare. I problemi però erano notevoli: le pretese dei latifondisti, carestie, pestilenze; fame e miseria sembravano invincibili. Dal XVII secolo, con l’introduzione della coltivazione del mais, l’allevamento del baco da seta e la conseguente produzione di tessuti ed infine l’emigrazione degli abitanti verso Venezia e i centri maggiori, la situazione migliorò. Si unirono a questi nuovi fattori i proventi della pesca, della produzione del carbone, delle attività estrattive (documentate fin dal ‘400) e la produzione e commercializzazione di vino.

Cave di estrazione del carbonato di calcio sulle colline canevesi

Dopo la fine della Repubblica di Venezia (1797), durante l’epoca napoleonica, la gastaldia divenne comune, con municipalità elettiva come in tutti i paesi veneti, friulani, lombardi, ecc. Il successivo mezzo secolo di dominio asburgico fu caratterizzato da una grande attenzione allo sviluppo del territorio ed alla diffusione dell’istruzione, ma ciò non bastò a renderlo gradito ai sudditi e nemmeno a frenare il flusso migratorio verso le regioni orientali dell’Impero. Il Risorgimento vide un notevole contributo da parte della popolazione di Caneva e l’unità d’Italia, attesa e favorita in ogni modo, si realizzò infine nel 1866. I primi anni del Regno d’Italia non portarono però i vantaggi sperati e la gente continuò ad emigrare, soprattutto verso il Nord Europa e il Sud America. Le due guerre mondiali interruppero l’emigrazione solo temporaneamente: fu, infatti, proprio nel Novecento che essa raggiunse il culmine, e la tendenza si invertirà solo negli anni Settanta.

Caneva: scena di vita quotidiana nella prima metà del ‘900
Lavatoio di borgo Fontana.

CANEVA ARTE
La nuova chiesa parrocchiale è dedicata a San Tommaso, la facciata della chiesa è frutto di un singolare compromesso: la parte inferiore, fino alla trabeazione, proviene dalla demolizione di un teatro dei conti Mocenigo di Belvedere e ha quindi un aspetto cinquecentesco con portale in bugnato tipico dei palazzi nobiliari e la parte superiore, costruita in quest’ultimo dopoguerra su progetto dell’architetto Dal Bo di Vittorio Veneto.

Caneva: chiesa parrocchiale di San Tommaso

L’interno della chiesa è armonioso ed è opera del Marchi di Stevenà. La decorazione del presbiterio è dovuta al seguace di Canova, Giovanni De Min che ha raffigurato gli apostoli e l’incoronazione della Madonna e la spettacolare caduta degli angeli ribelli ispirata alle opere di Michelangelo e di Signorelli.
Per quanto riguarda la scultura ci sono due splendide opere: la Vergine del Rosario di Chiaradia e la Madonna del Rupolo.
La parrocchiale di Stevenà è stata rimodernata nell’ottocento, ha una facciata dorica e l’interno circolare è in stile ionico ornato da sedici colonne binate che sostengono il soffitto. Nel presbiterio troviamo affreschi di Ghedina e la pala di Antonio Zona con la Madonna del Bambino.
La parrocchiale di Fratta è stata costruita su disegni dei Marchi, all’interno è conservato un dipinto di Francesco da Milano.
Nella chiesa di Sarone si trova un altare ligneo intagliato e dorato della bottega dei Ghirlanduzzi e un'edicola per gli Oli Santi con riquadro in pietra e porticina con Cristo sorretto da Angeli dipinto da Francesco da Milano.

G. De Min : “Caduta degli angeli ribelli” particolare Parrocchiale di San Tommaso, Caneva

IL CASTELLO DI CANEVA
Gli studiosi ritengono che il castello di Caneva sia stato edificato nei pressi di una precedente torre di avvistamento romana.
Dal 1034 il castello compare tra i possedimenti della Chiesa di Aquileia: fu concesso dall’imperatore Corrado II al Patriarca Popone.

Caneva: veduta dall’alto del complesso del Castello

La collocazione del maniero lo rese ambito da diversi nobili friulani; infatti il castello fu punto cruciale di molti dei combattenti tra le truppe patriarcali e quelle della marca trevigiana, uno dei momenti più difficili fu un assedio, da parte dei trevigiani, che durò più di quindici giorni e che si concluse con devastazioni e morti.
Il castello perde la sua importanza dopo il 1419, ovvero dopo la sottomissione della Serenissima e oggi dell’antico maniero rimangono solo resti dei muraglioni della cinta di difesa e di alcune torri.
Al centro delle diroccata cinta muraria c’è la Chiesa di Santa Lucia dell’XI. All’interno ci sono affreschi rinascimentali tra cui uno statico S. Lorenzo entro una nicchia dipinta, dovuto al pittore Pietro Gorizio.

Caneva: chiesa di Santa Lucia in castello
“Madonna col Bambino e San Bernardino” affresco quattrocentesco nella chiesa di Santa Lucia